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Il Giappone non può più RAPPIRE LEGALMENTE I BAMBINI

All'inizio del mese la Corte suprema ha emesso un'importante decisione: una controversia internazionale sull'affidamento tra due ex coniugi giapponesi residenti in Paesi diversi si è conclusa con l'affidamento del minore al genitore affidatario all'estero, conformemente alla Convenzione dell'Aia sulla sottrazione internazionale di minori. (Vedere l'estratto dell'articolo del Japan Times qui sotto.)

http://www.crnjapan.net/The_Japan_Childrens_Rights_Network/res-jicck.html

Debito.org ha commentato ampiamente la questione (e ho persino scritto un romanzo basato su storie vere del rifugio sicuro offerto dal Giappone ai sequestri internazionali di minori). Parte del problema è che, a causa dell'assurdità del sistema giapponese di registrazione familiare, il koseki, dopo un divorzio soltanto UN genitore — ossia una famiglia — ottiene l'affidamento totale del figlio, senza affidamento congiunto né diritto di visita garantito dalla legge. Succede a CHIUNQUE si sposi, abbia figli e divorzi in Giappone, indipendentemente dalla nazionalità. È successo persino a me.

Ma ciò che rende questa decisione della Corte suprema poco applicabile a chi non sia un Wajin giapponese è il fatto che altre questioni di affidamento ai sensi della Convenzione dell'Aia, che il Giappone ha firmato soltanto tra mille resistenze e con sufficienti riserve da renderne probabile la mancata applicazione, riguardanti genitori NON giapponesi hanno affrontato molto razzismo e propaganda, persino da parte del governo giapponese.

Come prova, considerate questo segmento televisivo con sottotitoli inglesi trasmesso dalla rete ultraconservatrice giapponese Sakura Channel TV, alla quale il primo ministro Abe Shinzo contribuisce spesso, saldamente accostata alla rete NHK World del “presentare il Giappone positivamente a ogni costo”. Contiene abbastanza ipotesi sfacciatamente antistraniere, compreso l'immancabile stereotipo degli stranieri violenti e dei giapponesi che cercano di sfuggire alla violenza domestica, da ispirare interi articoli sociologici, oltre all'incredibile affermazione che il sistema giudiziario giapponese assecondi i bianchi e imponga al Giappone un sistema straniero “egoista”.

I passaggi migliori erano quelli in cui il commentatore Takayama Masayuki sosteneva: a) gli uomini bianchi sposano donne di Paesi «incivili» soltanto finché non ne trovano di migliori, come ex fidanzate del liceo, quindi divorziano e le relegano al ruolo di «baby-sitter» per incontri settimanali con i figli, cosa che Takayama definisce apertamente la «premessa» stessa della Convenzione dell’Aia; e b), in un passaggio non tradotto correttamente nei sottotitoli, alla fine Takayama cita Mori Ohgai, poeta, soldato, medico e traduttore che scrisse narrativa sessualizzata su una relazione tra un giapponese e una tedesca, dicendo: «Divertitevi con le DONNE bianche e poi fuggite a casa». Chi è egoista, oltre che ipocrita, adesso? 

Facciamo un’altra immersione nella fogna sessuale razzializzata che è il Giappone.

Accettiamo che tu sia cittadino giapponese. Ma non SEMBRI giapponese. Quindi ci rifiutiamo di servirti.”

È RAZZISTA quando i cinesi dicono «HELLO»?

Pubblicato originariamente sull'account pubblico WeChat: ExpatRights